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Le mie esperienze alcoliche

Un resoconto d’epoca (doveva essere il 1997) delle mie prime esperienze “mature” con l’alcool, direttamente dalla penna di un vecchio amico.

Chi nell’infanzia non ha avuto almeno per un breve periodo un amico immaginario?! Chi non ha mai giocato coi robot? Ai miei tempi andava di moda Voltron, e giocavo sempre col modellino del robot che si smontava tutto. Ma volete mettere la soddisfazione che si prova nell’avere entrambi? Come? Per esempio avendo un amico androide.

Eh già, una delle sorprese che la vita mi ha riservato è stata quella di scoprire che nel mondo d’oggi esistono anche gli androidi. Quelli che non hanno bisogno di dormire, che posso lavorare, studiare, suonare, seguire lezioni per 20 ore al giorno, che non hanno bisogno di mangiare, che riescono a vivere da soli quale dimostrazione perfetta del significato dell’autarchia, che non soffrono la solitudine, che possono cavarsela sempre da soli, che si mettono in macchina e percorrono migliaia di chilometri … Ecco, più o meno questi sono gli androidi. E quello che mi è capitato, di nome fa Knut.

Io e Knut ci siamo conosciuti qualche mese fa. La cosa che mi ha subito colpito di lui, è questa sua essenza di androide. Non è un atteggiamento, ma è proprio un “essere così”, non umano. Ai miei occhi Knut è l’essere ontologicamente perfetto. Come la macchina che va ad aria, come un governo onesto, come il paradiso terrestre. Tanto che a volte viene il dubbio che esista per davvero e che non sia un ologramma.

Ma come tutti i sistemi perfetti, anche Knut ha un suo punto debole (a parte l’Inter per la quale tifa, ovviamente) ed io da buon hacker ho scoperto il suo bug: l’alcool. Ebbene sì. Qualche sera fra, sclerati entrambi fra esami e impegni, ci siamo visti per fare due chiacchiere e bere qualcosa. Così siamo andati in uno dei locali  che mi piace di più ma dove in 6 mesi non ero mai riuscito a trovare mezzo posto. Così fra la mia sfiga e la sua fortuna da androide, dopo un quarto d’ora abbiamo trovato posto per sederci tranquillamente. Menù in mano, la mia scelta è ricaduta su un passito di Pantelleria e un pezzo di torta con cioccolato e altre schifezze varie (la tentazione era troppo forte: il reparto “torte e dolciumi vari” era proprio di fronte a me!), mentre Knut ha scelto, fra la mia sorpresa, una capiroska alla fragola.

Dopo un inizio di conversazione più o meno equilibrato, la capiroska ha cominciato a circolare nei tubi interni di Knut e qualcosa è andato storto (il famoso bug) per cui il caro Knut ha avuto un progressivo deterioramento del programma “funzioni cognitive e comportamentali”. Da qui in poi, Knut ha cercato in tutti i modi di tamponare il danno. Inizialmente ha ordinato un pezzo di torta come il mio per cercare di frenare l’effetto della capiroska sui suoi circuiti, ma senza molti risultati. Infine ha dovuto disattivare il programma di sicurezza “Orgoglio” per il quale continuava a dire: “Non posso essermi ubiacato! Non posso!”, ma questo è avvenuto soltanto quando il bicchiere era stato svuotato di un quarto, con una ulteriore capitolazione delle residue capacità del sistema, non per ultime le fondamentali “Equilibrio” e “Locuzione logica”.

Così siamo usciti dal locale, e mentre il mio passito sguazzava tranquillamente nei miei vasi sanguigni a riscaldare la serata un po’ frizzante, al mio fianco Knut cercava di camminare, di camminare dritto, e di tenere disattivato il programma “Svuota cestino” (quello che noi umani chiamiamo volgarmente “vomitare”). Nonostante ciò Knut continuava a sostenere che sarebbe riuscito a ritornare a casa al volante della sua macchina. Illuso! Sta di fatto che alla fine, arrivati al parcheggio, ha consegnato a me le chiavi perché lo conducessi a casa. E così è stato. E’ stato emozionante ricondurre a casa un androide mezzo (!!!) ubriaco.

La morale della favola che ho potuto cogliere da questa mirabile esperienza è che … beh, nessuno è perfetto!

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Cene e servizi a domicilio

A: Secondo me dovresti provare a risolverlo backward …

B: Ci proverò dopo cena, ora ti saluto.

A: … altrimenti potresti eliminare i ritardi nella seconda equazione …

B: ok, ciao.

A: … oppure sostituire il tasso di interesse con un proxy e vedere cosa succede …

B: succede che mi hai fatto bruciare la cena! [Omississ]

A: potevi dirmelo!

B: sono dieci minuti che sto cercando di liquidarti.

A: e ora?

B: e ora ci penso. Se faccio una corsa c’è ancora la mensa aperta.

A: ordinati una pizza no? Al [Omississ] fanno ne fanno una meravigliosa. E te la consegnano pure a casa! Dai che passo da te così mentre mangiamo vediamo di sistemare quel modello. Chiamali tu … il numero dovrebbe essere [Omississ]. A forza di chiamarli so il numero a memoria … eh eh.

B: ok, ti aspetto.

(Dopo pochi istanti …)

B: Pronto, … ehi pronto?

C: [voce disturbata] pronto! Mi sente ora?

B: Ora sì. Buonasera … ehm, volevo chiedere … fate anche il servizio a domicilio?

C: Beh … sì …

B: Ma fate anche le maxi?

C: Ma …

B: Scusi, ma è il Pizzeria [Omississ]?

C: No, la Croce Bianca

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Sincerità

A: che giacca ti sei messo??

B: cosa ha che non ti va?

A: è semplicemente orribile.

B: ma se me l’avevi fatta comprare tu …

A: mmmm

B: … a me nemmeno piaceva!

A: sarà stato molto tempo fa …

B: no, stavamo già insieme

A: si vede che ero già a caccia di buoni motivi per lasciarti

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El futuro no es lo que era

Come in Italia, pure in Spagna si stava meglio quando si stava meglio.

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Cerotto

Quando ero bambino c’era mia nonna che portava sempre un cerotto sul braccio. Penso di aver chiesto dozzine di volte il perchè e la risposta che mi sono sempre sentito dare era “la nonna si è fatta male“. Solo diventando grande ho capito quanti drammi potessero nascondersi dietro un piccolo cerotto sul braccio.

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Al via l’anno accademico

E’ un testo vecchio ormai di qualche anno, ma riciclabile per ogni inaugurazione di anno accademico (visto che sono tutte eguali).

Ecco per i molti colleghi ed amici assenti una brevissima impressione sulla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico.

Dove.

In una sala di Palazzo [omissis], in via [omissis]. La sala era bella, ma decisamente troppo piccola, anche tenuto conto del fatto che gli inviti (su carta pergamenata e con timbro a secco dei due uccelli a mo’ di sigillo) erano stati diramati in grandissima quantità. Personalmente mi ha molto colpito la presenza di due vigili urbani posti ai fianchi del palco come “guardia d’onore”. (Commento poco benevolo: ho sempre deprecato la “provincializzazione” dell’Ateneo: per la prima volta noto sintomi di “comunalizzazione”; non mi sembra sinceramente un progresso.)

Come.

In maniera tutto sommato decorosa e senza inconvenienti, se non quelli dovuti alla scarsa capienza del locale. Un nutrito cordone di forza pubblica assortita ha tenuto lontano della sala il gruppetto di studenti di Sociologia che protestava; i suddetti studenti hanno dato sfogo alle loro proteste con urla e slogan di vario tipo che hanno fornito un non del tutto sgradevole rumore di sottofondo, atto a dare un certo tono alla cerimonia (“effetto safari: il brivido in piena sicurezza”. Non appena il sottofondo ha rischiato di soffocare l’audio della scena principale, il domatore – il Preside di Sociologia, [omissis] – si è precipitato fuori e tutto è tornato normale).

Cosa.

Spero sarete tutti lieti (come me) di sapere che tutto va bene, anzi benissimo: a riprova vi accludo un brevissimo riassunto di quanto i protagonisti della cerimonia hanno detto, nell’ordine in cui lo hanno detto.

Sindaco di [omissis].

Tutto va bene. Comune di [omissis] ed Università si adorano, dopo un passato di incomprensioni dovute al fatto che l’Università faceva i capricci in materia di localizzazioni edilizie.

Presidente del CdA (e Presidente della Provincia)

Ha parlato solo da Presidente della Provincia per dire che tutto va molto bene. Provincia ed Università filano di perfetto accordo dopo passate incomprensioni dovute al fatto che l’Università rifiutava di farsi provincializzare. Ora però sono anime gemelle: entrambe “specialmente autonome”, entrambe filo-tedesche, entrambe nemiche di [omissis].

Presidente dell’Associazione industriali.

Tutto va bene. Università e economia locale hanno iniziato un periodo di linguinbocca (o “linguimbocca”? Qualcuno dalla Facoltà di Lettere mi aiuti!!!) reciproci dopo passate in comprensioni dovute al fatto che l’Università chiedeva soldi agli industriali (che, aggiungo io, rispondevano e rispondono sistematicamente picche).

S.M. il Rettore.

Tutto va bene. Dopo passate incomprensioni dovute al fatto che noi non avevamo capito nulla dei cambiamenti in atto, ora siamo saldamente sulla via di un’Università più bella, più grande, più internazionale, più concorrenziale, più collaborativa, più efficiente, etc. etc. di prima. Dobbiamo essere grati al governo che ha collaborato alla “grande trasformazione” tagliandoci i finanziamenti. Dobbiamo solo rimboccarci le maniche e collaborare. In futuro (nota personale, quando?) avremo anche più informazioni su quello che Rettore, Senato, Commissione Scientifica e Amministrazione fanno per il bene comune ed in vista del sullodato radioso futuro. Aspettate con fiducia.

Il rappresentante del Personale tecnico e amm.vo

Tutto va male.

Il Rappresentante degli Studenti.

Tutto va benone, anche se le incomprensioni in questo caso ci sono ancora per il fatto che non è stato ancora eliminato il valore legale dei titoli di studio.

A questo punto me ne sono andato e quindi non posso dirvi nulla dei passi successivi e cioè:
1) La premiazione dei migliori laureati (comunque non prevista dalla tradizione);
 2) L’aperitivo di massa (non avevo più le energie necessarie per poter fruire di tali occasioni);
3) Il pranzo per le autorità (non ero invitato);
 4) Le lauree honoris causa (inutili a meno che l’onorato non sia un benefattore; ma quando mai la Facoltà di lettere capirà questi elementari principi di politica universitaria?).

Un giudizio finale.

Un giorno in meno alla pensione.

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Conosci te stesso

Eh, scopare non fa per me.

(Rip)

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