Archivi del mese: novembre 2010

Fanatismo ideologico: da Milton Friedman a Pol Pot

“Due anni fa, quando il Tesoro americano consentì che Lehman fallisse io scrissi sul sito Lavoce.info: È un bel giorno per il capitalismo, perché non si possono salvare i banchieri sempre e comunque. Era un’evidente sciocchezza perché quel fallimento fu una delle cause, forse la maggiore, che ha precipitato il mondo nella Grande recessione. La signora Merkel ha evidentemente ragione quando sostiene che impegnarsi a salvare i Paesi dell’euro sempre e comunque è un pessimo segnale. Purtroppo Lehman insegna che oggi questo rigore non possiamo permettercelo: il costo potrebbe essere la fine della moneta unica”

(Francesco Giavazzi, 13 novembre 2010)

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Una sinistra errata antropologicamente

Di fronte allo scadimento della qualità democratica, e alla visibile crisi della legalità, la sinistra risponde con alcuni sentimenti caratteristici: in primo luogo la rabbia, e poi l’indignazione. Sono sentimenti comprensibili ma alla lunga inefficaci, anche perché difficilmente riescono a esplicarsi utilmente sul piano politico. Com’è stato detto e ripetuto, l’urlo, la rabbia, il furore di una sinistra profondamente emotiva derivano da una concezione di sé errata antropologicamente. Si scambia il tifo per la propria parte con la fiducia in se stessi. Ci si concepisce così come la parte buona, anzi ottima, della comunità, e quindi ci si autorizza ad esprimere dei giudizi del tutto negativi sul “familismo amorale” dell’altra parte, dall’alto di una moralità indiscutibile, e dal senso di una coscienza etica indiscussa. D’accordo, ma questa non è politica. Non porta da nessuna parte. Si ulula alla luna, si scrivono espressioni rabbiose e indignate nei blog, ma non si costruisce nulla di praticabile. Non si alimenta cioè nessuna prospettiva di governo.

(Edmondo Berselli, L’economia giusta, Einaudi)

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Profezie che non si avverano

Sembrano eccessive le reazioni alla crisi dei mercati finanziari. La crescita dei cosiddetti mutui subprime è un fenomeno fisiologico in mercati finanziari ad alta capacità di diversificazione del rischio. Stati Uniti ed Europa potranno anche registrare un raffreddamento dei tassi di crescita di consumi e produzione nel prossimo futuro, ma la dimensione del fenomeno sarà probabilmente contenuta grazie ai benefici del risk-sharing internazionale. Diversa e più importante è la questione delle ricadute sull’economia reale. Ma se dovessero esserci, la Fed saprà senz’altro anticiparle con un taglio dei tassi di interesse.

(Tommaso Monacelli, da LaVoce.info del 28 agosto 2007)

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