Archivi del mese: settembre 2010

Toglietemi tutto, ma non il mio SUV

Un indice affidabile e significativo della redistribuzione del reddito che è avvenuta in Italia nell’ultimo decennio sono i dati forniti dall’ACI sulla dinamica del parco automobilistico italiano. Negli anni fra il 2001 e il 2009 il numero di veicoli presenti in Italia è crescito da 33,2 milioni a 34,4. Le automobili di piccola cilindrata (fino a 1200 cc) sono diminuite da 13,5 a 12 milioni, mentre quelle da 1600 cc in su sono aumentate di 2,1 milioni. All’interno di quest’ultima categoria sono state le auto di massima cilindrata a far registrare la crescita maggiore: le auto da 1600 a 2000 cc sono cresciute di poco meno del 20%, quelle da 2000 a 2500 sono aumentate del 25%, quelle oltre i 2500 cc – quasi 520mila veicoli – sono cresciute di quasi l’80%. Di queste – particolare non insignificante, visto quanto consumano – ce ne sono poco meno della metà che funzionano a benzina. Ipotizzando un prezzo unitario “prudente” di 50 mila euro a vettura, nella categoria a cilindrata massima si sono spesi dai 21 ai 23 miliardi di euro per acquistare questi giocattoli per adulti, oltre due punti di PIL. L’ACI calcola che il costo annuo di esercizio per questo tipo di veicoli per una percorrenza media di 20 mila chilometri si aggiri fra i 16 mila e i 20 mila euro, il doppio di quello che guadagna un co.co.pro e assai di più di un reddito annuo con cui vivono circa 7 milioni di famiglie in Italia. Moltiplicando per 520mila sono circa 5-6 miliardi di euro l’anno, cioè quello che lo Stato risparmierebbe de-indicizzando tutte le pensioni.

Da dove vengono tutti questi soldi? Certo non dai ranghi dei percettori di reddito fisso i cui prezzi relativi (che sono poi salari e stipendi) secondo l’ISTAT sono restati fermi o addirittura sono scesi. Devono quindi necessariamente venire dal settore delle imprese e dai percettori di redditi autonomi più elevati. Il governo Berlusconi, oltre a beneficiare i ricchi attraverso lo scudo fiscale, ha permesso a questi di comprarsi questi eco-mostri a spese della collettività. Mentre il reddito nazionale stagnava e i consumi di beni di prima necessità mostravano una dinamica modesta, crescevano gli acquisti di beni di lusso come appunto le auto di elevata cilindrata. Quello che è accaduto al parco auto italiano è una buona rappresentazione di quel fenomeno di polarizzazione della società italiana che è avvenuto nel corso degli ultimi 10 anni. Come è noto gli italiani, al netto di qualche risparmio liquido e dei beni immobiliari, sono proprietari solo di automobili, anche per la scarsissima offerta di un sistema di trasporto pubblico. Vedere che negli ultimi anni si sono vendute più macchine grandi e meno macchine piccole significa concludere che chi se l’è comprate ha potuto permettersi sia il costo iniziale che quello d’esercizio. Conoscendo il reddito medio dei lavoratori dipendenti, c’è da escludere che siano stati loro. Naturalmente decidere di redistribuire il reddito verso l’alto è una legittima scelta politica. Ma ha conseguenze macroeconomiche non indifferenti. Per restare al campo delle automobili, la FIAT notoriamente non produce né SUV né auto di grande cilindrata. Oltre l’83% dei veicoli di fascia alta è importato dall’estero. Sono dati su cui riflettere.

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Le gambe di lepre dei capitalisti italiani

Per caso mi sono capitati per mano i dati dei flussi di capitale in uscita dall’Italia verso la Svizzera nel periodo che va dal maggio 2005 (dopo la vittoria a valanga del centro-sinistra alle elezioni regionali) e la fine dello stesso anno. Un +197% rispetto all’anno precendente e un +371% rispetto alla media annua 2001-04. Luigi Einaudi amava dire che i capitalisti italiani hanno il cuore di coniglio e le gambe di lepre. Aveva ragione.

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The Eurozone crisis

The Eurozone crisis is more specifically due to structural biases arising from the operation of the EMU. An analysis I have found particularly compelling has been offered by a network […] called Research on Money and Finance. They point to the sharp internal division which has emerged between the core, led by Germany and including Holland, and the periphery of Spain, Portugal, and Greece. (Ireland is a special case). Core and periphery are best considered regions rather than countries: France straddles both. This division has been reflected in the progressive loss of competitiveness by the periphery. The competitiveness of the core has benefited from pressure on workers’ wages which, in Germany, has meant practically stagnant real wages for well over a decade.

(Robert Skidelsky, Europe’s Debt Crisis and Implications for Policy)

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Il frutto non cade mai lontano dall’albero

A: Tutta questa aria di scissioni. E pensare che nel PCI ci stavano Amendola e Ingrao…

B: Alla costituente del PCI non c’erano Veltroni e Franceschini. Ci sarà un motivo.

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Science and Ideology in Economics

«It is sometimes said that academic economics and other social science are necessarily ideological, that their alleged “objectivity” is at best naive and more likely fraudulent. The claim to scientific objectively is a swindle; it permits ideology to masquerade as science. […] Social scientists, like every one else, have class interests, ideological commitments, and values of all kinds. But all social science research, unlike research on the strength of materials or the structure of the hemoglobin molecule, lies very close to the content of those ideologies, interests, and values. Whether the social scientists wills it or knows it, perhaps even if he fights it, his choice of research problem, the questions he asks, the questions he doesn’t ask, his analytical framework, the very words he uses, are all likely to be, in some measure, a reflection of his interests, ideologies and values».

(Roberto M. Solow)

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Cinque estati fa

Napolitano/1: “Sarebbe meglio se la politica si occupasse di economia“. Napolitano/2: “E’ venuto il momento che l’Italia si dia una seria politica industriale“.

Chissà cosa ne pensano al Corriere.

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