Archivi del mese: luglio 2010

La prova regina

Prima i parametri europei non sono una imposizione e non devono essere un alibi. Poi “soltanto l’esistenza della frusta dei parametri europei può consentire al nostro paese di risanare le sue finanze“. Fassino è davvero pronto per prendere il posto di Chiamparino.

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Editorialismi

Nel 1995 il rapporto debito pubblico/PIL italiano ammontava al 124%. Il valore nominale del debito italiano era di 1.070 miliardi di euro. Nell’orribile 2009 lo stesso rapporto era sceso al 114,5%, ma il valore nominale del debito era quasi raddoppiato: 1.761 miliardi di euro. L’ammontare totale di un debito può servire a spaventare chi lo legge, ma ha poco significato se non rapportato ad una qualche grandezza (come ad esempio la ricchezza prodotta).

In Germania i Land più indebitati sono Brema, Berlino e Amburgo. Seguono, a moltissima distanza, la Saarland e la Sassonia-Anhalt. Non ci vuole un PhD al MIT per intuire che il gruppo di testa è accomunato da una caratteristica: sono città-Stato, in cui l’amministrazione del Land coincide con quella cittadina (il “governatore” e il sindaco sono la stessa persona), con una naturale moltiplicazione dei costi da sostenere. Non a caso in tutte le statistiche le città-Stato vengono considerate separatamente rispetto agli altri Land.

La figura qui sotto (fonte: Deutsche Bundesbank) mostra la quota di debito posseduta dalle varie istituzioni tedesche. Da notare come la quota di indebitamento dei vari Länder, dopo il picco raggiunto negli anni Settanta, sia andato progressivamente calando e non abbia subito mutazioni di andamento dopo i “salvataggi” di Brema e della Saarland ad inizio anni Novanta. Insomma, in Germania non vi è alcuna evidenza empirica dell’ipotesi di incentivo perverso fornito dall’intervento del governo federale a garanzia dei debiti dei singoli Land.

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Gli investimenti, fra liberisti e tremontiani

L’ISTAT annuncia un crollo degli investimenti fissi lordi in Italia. Quella che dovrebbe essere una notizia buona per coloro che auspicano un cambiamento di rotta rispetto alle politiche economiche finora adottate, finirà invece per dare argomenti buoni agli attuali incumbent: da un lato la fronda liberista sosterrà è stato l’aumento dell’indebitamento pubblico a generare uno spiazzamento dell’investimento privato. Dall’altro i “tremontiani” troveranno un supporto alla loro battaglia per la riforma dell’art. 41 della Costituzione, sostenendo che regole e burocrazia soffocano la libera iniziativa individuale. Se però guardiamo i dati da un altro punto di vista, le cose non sono così disperate come vengono dipinte.

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