Archivi del mese: novembre 2009

Il pretoriano Zingales

Luigi Zingales – uno dei pretoriani del gruppo de LaVoce.infosi accorge che l’Italia non è un Paese Normale. Meglio tardi che mai.

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Conosci te stesso

Eh, scopare non fa per me.

(Rip)

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Cittadini inutili

Non credo che questi [i militanti di partito, ndr] siano cittadini utili per la buona amministrazione di un Paese moderno

(Sergio Romano, Corriere della Sera, p. 51)

Da non perdere anche il pezzo in cui Romano condanna i partiti della Prima Repubblica perchè avevano la pretesa di contare nelle scelte pubbliche, e nemmeno l’ultima parte, dove l’ex-ambasciatore, pur rassegnandosi al fatto che i partiti debbano esistere, si augura che siano “leggeri” e “non invasivi“, ovvero non disturbino il manovratore.

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Prossimi alla laurea

A: Buongiorno, sarei venuta a registrare il mio voto di XXX.

B: Uhm, guardi che la sessione di registrazione era due settimane fa …

A: Ma c’era scritto su Internet che era possibile venire in ufficio a registrare!

B: E’ sicura? Quell’avviso lo scrissi io e non ricordo di aver inserito una comunicazione simile. Mi faccia vedere dove l’ha letto …

A: (avvicinandosi allo schermo) Ecco vede, c’è scritto proprio qui: “Per tutti gli altri la registrazione avverrà d’ufficio“. Avevo letto bene!

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Autodenuncia

Carlo De Benedetti va a Oxford a dire che in Italia non c’è democrazia perchè c’è un uomo che possiede metà dei mezzi di comunicazione.

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Classifiche avulse

Continua senza sosta la produzione di classifiche da parte de Il Sole 24 Ore. Dopo la già citata graduatoria del Benessere Interno Lordo, oggi è il turno degli indicatori sulla qualità delle nostre università. È sufficiente una rapida occhiata per rendersi conto della demenzialità dei risultati. Buona parte di essi infatti vengono calcolati sulla base del “peso percentuale dell’ateneo sul totale dei fondi pubblici distribuiti”: è un criterio utilizzato per valutare la produzione scientifica, i docenti promossi, i brevetti e i successi europei. Peccato che non sia immune dalla dimensione della struttura che beneficia del trasferimento. Che la produzione scientifica dell’Università “La Sapienza” di Roma, con i suoi 100 dipartimenti di ricerca, sarebbe stata superiore a quella dell’Università della Tuscia, con i suoi 18, era una cosa che mi sarei azzardo di anticipare anche senza vedere un solo numero. Ma quella classifica non ci dice nulla sull’effettiva produttività scientifica dei ricercatori di quell’istituzione.  I ricercatori di Roma potrebbero essere tranquillamente i più scarsi d’Italia, ma hanno il vantaggio di essere tanti rispetto ai loro colleghi di Viterbo. Discorso analogo si può fare per gli altri indicatori che elencavo prima. E’ più produttiva un gruppo  di 10mila ricercatori che producono 20 brevetti o un gruppo di 100 ricercatori che ne producono 5? Secondo il buon senso, il secondo gruppo, secondo queste classifiche, il primo. Questi dati sono ovviamente legittimi quando sono utilizzati nelle segrete stanze del Ministero per assegnare i fondi alle diverse istituzioni universitarie, mentre diventano un’arma impropria se pubblicati su un giornale, magari con titoli strillati a certificare la presunta qualità di un ateneo. Se si voleva rendere un servizio migliore ai lettori si potevano replicare le stesse indagini rapportando i fondi ottenuti al personale impiegato nella ricerca. Ne sarebbe uscito un indicatore non perfetto, ma almeno un po’ più attendibile per valutare le università “da 110 e lode”.

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Decalogo dell’economista

Le dieci regole d’oro dell’economista:

  1. Chi vuole arrivare deve far credere di essere già arrivato. L’apprendistato è un residuo dell’ancien regime. Il giovane economista non impara, critica.
  2. Ricordare l’aurea massima: perché essere difficili, quando si può essere incomprensibili? Non chiamare mai le cose con il proprio nome. Non dire moneta, ma fondi liquidi, o meglio loanable funds, o meglio ancora Z. Le note e la bibliografia servono solo a spaventare.
  3. Le citazioni si trovano prendendo un libro qualsiasi e aprendolo a caso, secondo il metodo suggerito da E.A. Poe. L’autore citato deve essere ovviamente sconosciuto: gli autori conosciuti sono per gli scolari e i quiz di Mike Buongiorno.
  4. Scegliendo opportunamente il modo di calcolare gli indici e di disegnare i grafici, non ci sono statistiche che possano darci torto, mentre qualunque statistica può darci ragione.
  5. Il metodo più facile per chi scrive di economia è quello alto–matematico: basta prendere un libro di alta matematica o di fisica superiore e dare un significato economico a qualche passaggio formalmente molto complesso. Cambiare ovviamente la definizione dei simboli e non citare la fonte.
  6. Arrivare sempre a conclusioni che massimizzino la probabilità di vincere concorsi e ottenere incarichi pubblici ben remunerati.
  7. Con gli studenti, il giusto atteggiamento è il falso democratico. Cominciare l’esame con la domanda più difficile “per mettere a proprio agio”. Esigere la lettura di un grafico girato al contrario.
  8. Con gli altri economisti, parlare solo del libro di economia che si è letto il giorno precedente (può essere tranquillamente l’unico libro di economia mai letto). Se l’autore è sconosciuto (preferibilmente indiano o giapponese) abbiamo il 99 per cento delle probabilità che gli altri non lo abbiano letto. Presentarlo come una lettura obbligatoria, ma trovargli qualche pecca.
  9. Parlare del “Teorema di Tizio”, della “legge di Caio” della “rivoluzione di Sempronio” senza mai spiegare di chi e di che cosa si tratti. Tizio, Caio e Sempronio devono essere naturalmente economisti di quarto ordine, i quali non abbiano mai inventato nulla di memorabile. Buoni anche gli accorpamenti: “effetto Tizio – Caio”, “paradigma di Tizio – Sempronio”, “ma Tizio è stato il primo …”.
  10. L’ economista in gamba prevede solo ciò che piace ai giornali e alla televisione. Il previsto è conforme ad una legge “storica tendenziale” o è “lo scenario più probabile”.

(liberamente tratto da Sergio Ricossa, Maledetti economisti, Rizzoli)


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