Archivi del mese: gennaio 2009

Sposetti

Io non sono il PD, io sono Sposetti

(Ugo Sposetti, Corriere della Sera)

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Contorsionismi

Sono curioso di vedere quali contorsioni verbali riusciranno ad inventarsi i veltroniani quando si tratterà di discutere della legge elettorale nazionale e il proporzionale con sbarramento, da “proposta che contribuisce a ridurre la frammentazione del sistema politico e spinge verso un assetto più semplice e normale“, tornerà ad essere un “pericolo per il Paese“.

PS: per dire, Veltroni ieri ha già spiegato che lui vuole il maggioritario.

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Mea culpa?

Nel tentativo di riacquistare un minimo di credibilità, gli economisti si inventano pure un giuramento di Ippocrate. Io resto dell’idea che si venga giudicati dai risultati, non dalle intenzioni.

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I classici del Corriere

Ma della mancanza di un volume su Panebianco, Galli Della Loggia e Giavazzi non parla nessuno?

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Training autogeno

Noi vinceremo le prossime elezioni qualsiasi esse siano

(Walter Veltroni, Asca)

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Inversioni di verso

Carlo De Benedetti dice di essere stato danneggiato dalla politica. E io che ho sempre pensato il contrario … in tutti i sensi.

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La questione irlandese

Basterebbe questo articolo di Franceschini (Enrico, non Dario) per chiudere una volta per tutte tutte le discussioni sulla questione irlandese. La “Tigre celtica” – come era chiamata dagli entusiasti pifferai di casa nostra – era uno degli esempi che noi rottami della Vecchia Europa avevamo il dovere di seguire per tornare agli ormai dimenticati fasti degli anni Sessanta. Purtroppo al resoconto di Affari e Finanza manca un elemento che è stato alla base del successo irlandese e che ha reso quel modello non esportabile a casa nostra: la composizione demografica. Pochi vecchi (oltre il 6% in meno della media UE), molti giovani (più 3,5%) e una gigantesca massa di persone in età lavorativa. Su questa base – e non su improbabili uova di Colombo – si spiegava quella interessante combinazione di alti investimenti in educazione e bassa spesa previdenziale, sanitaria e assistenziale. Una struttura della popolazione per classi di età che, guarda caso, assomigliava molto a quella della golden age europea di quarant’anni fa. Naturalmente l’Irlanda è stato solo uno degli invincibili modelli tanto propagandati dai soliti noti. C’è stato il tempo della Spagna del riformista Aznar, quello della flex-security danese, quello del liberismo estone, e chissà quanti altri che mi sono sfuggiti o che ho volutamente rimosso dalla mente. Ma verrà presto – ne sono certo – il tempo per sistemare anche loro.

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