Archivi del mese: novembre 2008

George Little Tony

Quando Giorgio Tonini si è messo a parlare del centrodestra americano e della North Carolina come il nostro Veneto, pure la vecchietta della quarta fila non ha trattenuto le risate.

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Primarie dei giovani

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Gli esorcisti economici

L’analisi economica non ha mai avuto
origine da una distaccata curiosità intellettuale
per le cause dei fenomeni sociali, bensì dal
pressante bisogno di ricostruire il mondo

(Friedrich Von Hayek)

Per deformazione professionale (o forse per malsano masochismo) mi infliggo quotidianamente la lettura delle pagine e degli inserti economici dei giornali, quasi tutti dominati in larghissima parte da economisti e pseudo-esperti adoratori del culto mariano del mercato. Una volta decifrati, i loro editoriali si riducono a sintesi molto semplici. Cose del genere “viva il mercato, viva l’efficienza, viva la fiducia, viva il commercio e viva la flessibilità” oppure “oggi non si può dire molto e domani è un altro giorno”. In alcuni casi si passa alle raffinatezze di una retorica un po’ più complicata, destinata a far colpo sui creduloni: “la dura legge dei mercati”, “i mercati si interrogano”, “la Borsa è inquieta”, “la Borsa è euforica”, “l’aspettativa dei mercati”, “predomina l’incertezza”, “c’è da sperare in un probabile rimbalzo” per chiudere con il sempre verde “la fiducia e presto tutto andrà meglio”.

L’esperto naviga nella retorica dell’incertezza. Ma invece di svolgere l’onesta funzione sociale del prete o dello psicanalista, si esercita nella difficile arte dell’indovino. Il tempo è il grande amico dell’economia, dato che non si sa mai come sarà il futuro.  E così chiunque può prendersi il lusso di predire il calo o il rialzo delle Borse, la fine di un modello sociale e la vittoria di un altro. Neppure gli economisti più seri hanno fatto eccezione: Irving Fischer, nel luglio del 1929, prevedeva che il Dow Jones sarebbe cresciuto all’infinito, e lo stesso Keynes pensava che la guerra del 1914 non sarebbe durata più di qualche settimana. In Italia, poi, la cosa mostra il suo lato più deteriore: un po’ perché gli editorialisti economici sono più ridicoli, più reazionari e più petulanti dei loro omologhi europei. E un po’ perché sulla stampa italiana c’è una formidabile propensione al “codismo” (per non dire al “copismo”): ciascuno legge ciò che scrivono gli altri o esprime ciò che gli altri dichiarano alla radio o alla televisione. Nascono così le tendenze, le mode, i concetti, le verità indiscutibili, le idee di “immediata evidenza”.

La tolleranza concessa agli esperti è infinita, come è infinito il bisogno di esorcisti che scaccino la cattiva sorte e le idee sbagliate, e promettano un avvenire radioso. L’opinione pubblica è inquieta? C’è l’esperto ad agitare il turibolo e cantare la liturgia del mercato e della flessibilità. In cambio riceve impunità perpetua: qualcosa che vale molto più di una immunità parlamentare.

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Change

“I Paesi dell’Africa scarsamene popolati sono molto meno inquinanti della media. In tali paesi la qualità dell’aria è inutilmente molto migliore di quella di Los Angeles. Bisogna incoraggiare una migrazione più sostanziosa delle industrie inquinanti verso i paesi meno avanzati, e preoccuparsi di più dei rischi di cancro alla prostata che si corrono in un paese in cui si invecchia abbastanza per contrarlo, piuttosto che in un paese dove duecento bambini su mille muoiono prima dei cinque anni. Penso che la logica economica secondo la quale masse di rifiuti tossici devono essere scaricate là dove i salari sono più bassi, sia inconfutabile”.

(Lawrence Summers, consigliere economico di Barack Obama, Finacial Times, 10 febbraio 1992)

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Autismi

Leggere Marx stimola, provoca, spinge alla rivolta. Leggere Friedman spegne. Leggere Hicks del primo periodo – quello di Capital and Value – soffoca. Leggere Hayek ossigena e leggere Keynes incanta. A leggere le riviste economiche degli ultimi 15 anni si ha l’impressione di masticare segatura.

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Luigi De Magistris

Dopo Fassino e Mastella, Luigi De Magistris se la prende pure con il povero Antonio Gramsci.

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Semeiotica politica

Come esiste una semeiotica medica, esiste anche una semeiotica politica, e l’aggettivo “socialdemocratico” sta ai politici come la parola “trentatré” sta ai clinici. Il dottore ordina al malato: “Dica trentatré” e se sente dei rantoli andiamo male. Il politico invita il cattolico a pronunciare l’aggettivo “socialdemocratico” e se nota, nella sua voce, una cadenza sprezzante, capisce subito che si tratta di un cattolico di sinistra. Non si conoscono casi di guarigione, mentre sono frequenti, ormai, quelli di aggravamento. Più passano i giorni e più si fanno numerosi coloro che pronunciano l’aggettivo “socialdemocratico” con disprezzo, aggiungendovi addirittura, a scanso di equivoci, l’interiezione “peuh”. Sono, in generale, cattolici osservanti nella voce dei quali, da qualche tempo, si avverte, oltre al disprezzo, una lieve nausea. Questo succede quando l’aggettivo “socialdemocratico” lo usano come un sostantivo.

(Mario Melloni alias Fortebraccio, 23 luglio 1969)

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