Lo scopone di Pertini

Pertini volle giocare a scopone. Fui coinvolto, in coppia con Andreotti contro il Presidente e il suo segretario. Pertini si accaniva, ma la sua memoria era tradita dall’età. Berlinguer più che mai pensava ad altro. Ricordo che si giocava con le quattro carte a tavola e si considerava valida l’eventuale scopa finale. Andreotti, con autentico sadismo, concluse una partita facendo scopa con il settebello. Il Presidente non resse. Buttò letteralmente in aria le carte imprecando. Profferì parole di fuoco, mise pesantemente in dubbio le nostre abitudini sessuali per bollare l’anomala fortuna (ma usò una parola diversa) di cui avevamo goduto. Una vera e propria eruzione vulcanica. Andreotti rimase imperturbabile. Io avrei voluto fuggire, ma dove? Berlinguer era dispiaciuto. Poi mi prese in disparte e mi rimproverò bonariamente ma con serietà: «Non è per me – disse – ma al Presidente bisogna lasciar fare qualche punto. E’ il capo dello Stato e ci tiene».

(Massimo D’Alema, A Mosca, l’ultima volta)

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