“L’analisi economica non ha mai avuto
origine da una distaccata curiosità intellettuale
per le cause dei fenomeni sociali, bensì dal
pressante bisogno di ricostruire il mondo”
(Friedrich Von Hayek)
Per deformazione professionale (o forse per malsano masochismo) mi infliggo quotidianamente la lettura delle pagine e degli inserti economici dei giornali, quasi tutti dominati in larghissima parte da economisti e pseudo-esperti adoratori del culto mariano del mercato. Una volta decifrati, i loro editoriali si riducono a sintesi molto semplici. Cose del genere “viva il mercato, viva l’efficienza, viva la fiducia, viva il commercio e viva la flessibilità” oppure “oggi non si può dire molto e domani è un altro giorno”. In alcuni casi si passa alle raffinatezze di una retorica un po’ più complicata, destinata a far colpo sui creduloni: “la dura legge dei mercati”, “i mercati si interrogano”, “la Borsa è inquieta”, “la Borsa è euforica”, “l’aspettativa dei mercati”, “predomina l’incertezza”, “c’è da sperare in un probabile rimbalzo” per chiudere con il sempre verde “la fiducia e presto tutto andrà meglio”.
L’esperto naviga nella retorica dell’incertezza. Ma invece di svolgere l’onesta funzione sociale del prete o dello psicanalista, si esercita nella difficile arte dell’indovino. Il tempo è il grande amico dell’economia, dato che non si sa mai come sarà il futuro. E così chiunque può prendersi il lusso di predire il calo o il rialzo delle Borse, la fine di un modello sociale e la vittoria di un altro. Neppure gli economisti più seri hanno fatto eccezione: Irving Fischer, nel luglio del 1929, prevedeva che il Dow Jones sarebbe cresciuto all’infinito, e lo stesso Keynes pensava che la guerra del 1914 non sarebbe durata più di qualche settimana. In Italia, poi, la cosa mostra il suo lato più deteriore: un po’ perché gli editorialisti economici sono più ridicoli, più reazionari e più petulanti dei loro omologhi europei. E un po’ perché sulla stampa italiana c’è una formidabile propensione al “codismo” (per non dire al “copismo”): ciascuno legge ciò che scrivono gli altri o esprime ciò che gli altri dichiarano alla radio o alla televisione. Nascono così le tendenze, le mode, i concetti, le verità indiscutibili, le idee di “immediata evidenza”.
La tolleranza concessa agli esperti è infinita, come è infinito il bisogno di esorcisti che scaccino la cattiva sorte e le idee sbagliate, e promettano un avvenire radioso. L’opinione pubblica è inquieta? C’è l’esperto ad agitare il turibolo e cantare la liturgia del mercato e della flessibilità. In cambio riceve impunità perpetua: qualcosa che vale molto più di una immunità parlamentare.