A poche settimane dalla disfatta elettorale di Walter Veltroni, la sinistra italiana si scopre senza più passioni, nemmeno la civile e indispensabile passione di fare politica. La sinistra non cresce, non mobilita, parla a fatica anche con parte della sua gente dispersa. Si potrebbe dire che la sinistra è stanca. In realtà, come sempre, i problemi non sono psicologici o fisiologici, ma schiettamente politici. Prima di tutto, c’è il sentimento diffuso per la violenta personalizzazione di una neonata formazione politica a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, che è diventato rapidamente risentimento un minuto dopo che si sono chiuse le urne ed è apparso chiaro a tutti che ci si era schiantati contro un muro. Il campo della sinistra di governo si presenta così diviso nella tattica e divaricato nella analisi e nella strategia, percorso da inimicizie e attraversato da diffidenze. Ci sono almeno due visioni politiche del futuro che nascondono due concezioni opposte del centro-sinistra. Dietro tutto ciò, resiste un equivoco di fondo sulla natura, i limiti e le potenzialità del Partito Democratico. Eppure, la risposta è semplice: il Partito Democratico non poteva essere trasformato nel precipitato storico del concetto di sinistra, o peggio nel suo sostituto. La sinistra in Italia c’era prima del Partito Democratico e prima dell’Ulivo, ci sarà dopo, e c’è persino altrove, fuori dai confini del nostro Paese. Né si capiscono le polemiche furiose che per lungo tempo gli obamaulivoveltronisti hanno imbastito contro i partiti organizzati e strutturati, come se i partiti fossero organismi antidemocratici (una concezione che ha corso solo in Italia), soggetti usurpatori e non soggetti costituenti della realtà politica presente e futura. Oggi, con una rapidità che impressiona, si sono tutti convertiti al partito strutturato, radicato e tesserato. E pazienza se questo è proprio quello contro cui hanno combattuto per un anno intero. A loro nessuno chiederà mai il conto di queste continue giravolte.
8 Maggio 2008...12:05
Giravolte
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