Knut Wicksell è in parecchi sensi l’Alfred Marshall della Scandinavia. Tra i suoi tratti caratteristici ci sono l’onestà nel riconoscere il contributo altrui, l’umiltà nel riconoscere i limiti delle proprie analisi, l’intelligenza nell’evitare generalizzazioni indebite, lo straordinario acume nell’anticipare sviluppi successivi. Tuttavia, a differenza di Marshall, Wicksell non ricevette in vita grandi riconoscimenti, neppure nel suo stesso Paese. Fu solo negli anni Trenta, per iniziativa di Kahn e Keynes, che il nome e soprattutto il pensiero di Wicksell cominciarono a circolare in una cerchia più vasta di economisti.
Vari furono i contributi dati da Wickell alla teoria economica. Fra gli altri, ricordiamo il lavoro sulla teoria del capitale e dell’interesse, lo sviluppo di una teoria della distribuzione del reddito, le idee innovative sulla finanza pubblica e sulla tassazione ottimale e, soprattutto, l’enorme contributo dato alla teoria monetaria e alla spiegazione dei cicli economici. Per questi ultimi fu grande, e sempre riconosciuto, il debito intellettuale nei confronti del pensiero della scuola austriaca.
Sul piano dell’impegno politico-sociale, Knut Wicksell si schierò su posizioni decisamente riformiste. Si battè a favore di programmi di redistribuzione dai ricchi ai poveri, e ciò gli procurò non pochi problemi sul fronte della carriera accademica. Nessuno scrittore del periodo edwardiano giunse vicino all’ideologia del New Deal più di Wicksell. Non a caso egli respinse il marxismo, che peraltro conosceva benissimo, sia come strumento per comprendere le leggi di movimento del capitalismo, sia come guida per l’azione volta al miglioramento delle condizioni della classe operaia. Assai meglio di Marshall, Wicksell si rese conto del fatto che un equilibrio concorrenziale non necessariamente porta ad uno stato di massimo benessere sociale, né tantomeno ad uno stato equo. Inoltre comprese che, operando sulle dotazioni iniziali dei soggetti, è possibile condurre il sistema verso uno stato che, oltre che efficiente, risulti eticamente accettabile. Tuttavia Wicksell sottolineò con forza la tesi secondo cui il conseguimento dell’efficienza in nessun modo costituisce un obiettivo moralmente incontrovertibile, e dunque che non c’è spazio, nella teoria economica, per alcuna apologia del sistema capitalistico. Un insegnamento da non dimenticare.