L’infinita saga dell’ombrello coglie nuovamente lo stoico protagonista, l’uomo di sinistra, nella sua più riuscita interpretazione: colui che non è stato capito. Fatta eccezione per le strenue avanguardie intellettuali che da sempre si battono per chiarire che è la sinistra a non vedere in tempo gli ombrelli, l’uomo di sinistra pensa, al contrario, che sia stato l’ombrello a non vedere lui. Ne discende, sulle prime, quel tipo di magone cosmico che, dalla spedizione suicida di Rutelli nel 2001 al disastro elettorale di questi ultimi giorni, porta a considerare il mondo come un’unica sordida Vandea, riottosa al progresso e ai buoni sentimenti, irta di forconi. Questa prima fase, nobilmente malinconica e parecchio deprimente, ha però qualche pregio: perché, scaricata sulle forti e generiche spalle del mondo la responsabilità delle proprie disgrazie, l’auto-compassione porta l’uomo di sinistra a prendersi cura di sé: si imbozzola, si sfoga al telefono o sui giornali con i compagni di ombrello, ascolta buona musica accompagnata ad un sensibile broncio.
Molto più dannosa è la seconda fase, quella detta “analisi“. L’analisi consiste, sostanzialmente, nell’aprire l’ombrello prima di averlo estratto. Se un attimo prima tutta la colpa era solo esterna ora, di colpo, diventa solo interna. Il mondo viene riabilitato e rinominato, più razionalmente, “la società”. E la società, per definizione, ha sempre ragione: è dinamica, è vitale, è moderna, è affascinante. Siamo noi che siamo dei cretini, dei cialtroni, dei praticoni maldestri, dei falliti.
È l’avvio della terza fase, la fase terminale: inglobata la colpa, la sinistra si ingloba anche l’ombrello. Il mondo e la società, prima perfidi e traditori, poi affascinanti e malcompresi, ora semplicemente scompaiono. Diventano semplici e docili variabili del pensiero e dell’azione della sinistra. Dei suoi imperdonabili errori ma anche dei suoi impulsi virtuosi. Tutto è dipeso (e dipenderà) da quel discorso che fece Tizio al congresso, dall’attacco proditorio di Caio contro l’articolo di Sempronio. Tutto dipendeva e dipenderà da noi, dalle nostre scelte, dalle nostre parole, dai nostri documenti, dai nostri articoli. Esistiamo solo noi, il mondo e la società siamo noi, ergo l’ombrello ce lo siamo messi in quel posto da soli, e solo noi possiamo provvedere a estrarlo.
La riunione è sciolta fino al prossimo ombrello.
1 Commento
18 Aprile 2008 alle 09:22
aprire l’obrello prima di averlo estratto è un’immagine molto evocativa.
Quasi come la citazione di wicksell sull’economia di mercato.
I miei complimenti, per quanto poco possano valere.