Su alcune riviste e anche su qualche coraggioso blog si è tornati a parlare di partiti e del tentativo, spesso goffo, di restituire loro una funzione. Il problema è serio e non ci si può certo scaricare la coscienza con un’alzata di spalle. Negli ultimi anni siamo stati di fronte alla manifestazione estrema della frammentazione del sistema politico italiano. Il permanere di tale frammentazione era legato alla natura delle coalizioni politiche che, soprattutto a sinistra, avevano riconosciuto peso e visibilità a piccoli gruppi, spesso poco o nulla rappresentativi, perché si era ritenuto che potessero essere determinanti per il successo elettorale in situazioni di equilibrio tra i due poli. Ancora oggi si dice che questo sia il frutto d’una cattiva scelta del sistema elettorale. Ma, insistendo sempre su questo, si rischia di perpetuare quella deformazione ingegneristica che ha tanto contribuito a far trascurare le concrete condizioni politiche e a privilegiare modelli astratti (su cui Parisi, Salvati e altri sono dei veri maestri). Vi è certo la necessità di ridurre il numero delle formazioni presenti sulla scena politica, e ciò probabilmente succederà con le elezioni di domani. Ma non è affatto automatico che la riduzione del numero dei partiti produca un recupero del loro ruolo sociale, che rimane davvero il problema cruciale. Bisognerebbe piuttosto tornare a discutere della natura dei partiti di oggi. Forza Italia è stata in passato l’emblema di una politica trasferita tutta nella dimensione dell’immagine, influenzando poi in modo decisivo l’intera organizzazione politica italiana. Forse è eccessivo dire che il “modello Berlusconi” ha vinto, ma è certo che i partiti tendono ormai sempre più a produrre eventi e comunicazione, e dunque ad agire come puri collettori di consensi, invece di presentarsi come protagonisti della progettazione e del cambiamento, così abbandonando la logica di un legame forte con la realtà e di un vero insediamento sociale. Questo è il vero segno della crisi. La natura di partito, con capacità di rappresentare e di identificare un forte programma politico, non è più riconosciuta a chi tradizionalmente aveva incarnato quel ruolo. Non è un segno di buona salute. Un sistema democratico ha bisogno di reali organizzazioni collettive. Ma non si va lontano se l’ alternativa è solo tra una nuova versione del “partito pigliatutto“, che sembra affascinare Veltroni, e il “partito delle partite Iva“, tanto caro al berlusconismo.
12 Aprile 2008...21:54
Il ruolo dei partiti
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